Aroldo Bonzagni Artisti
 
Ferrara 1887 – Milano 1918

Aroldo BonzagnI




Aroldo BonzagnI
 
Aroldo Bonzagni è uno dei protagonisti dell'arte italiana degli inizi del '900. Artista geniale, indisciplinato, spavaldo e disinvolto, ha lasciato una produzione vastissima, sorprendentemente varia e segnata dall'anticonformismo: tagliente nei manifesti politici, mordace nelle caricature della società dell'epoca, delicato e dolce nei ritratti femminili, ironico nei cartelloni pubblicitari. 
Il Toulouse-Lautrec italiano”: carattere aperto e fiero, temperamento felice e festoso, ama la bella vita ed è esponente della Belle Époque italiana. Così Vittorio Sgarbi identifica la personalità di Aroldo Bonzagni, originario di Cento e grande interprete della stagione artistica del Novecento, mettendola in luce attraverso una bella monografica che ne ripercorre gli anni più felici ed esplosivi e quelli che si caricano di una forte connotazione tragica dell'esistenza, a causa della guerra che lo porta a drammatizzare la sua indagine pittorica.
Anche i dipinti e i disegni che registrano la cronaca dei divertimenti e dei piaceri della vita mondana comunicano, in ultima analisi, un'inquietudine, una resistenza all'ottimismo indiscriminato del progresso e il presentimento della tragedia imminente.
Pittore di costume”, è affascinato dalla moda e attratto dai luoghi frequentati dalla borghesia milanese: dall'ippodromo al Teatro alla Scala, dalle caffetterie ai locali della vita notturna e mondana, ritratti sempre con il tono satirico e ironico tipico della sua personalità.
Interprete della società mitteleuropea, utilizza, fino allo scoppio della prima guerra mondiale, gli accordi cromatici dell'Art Nouveau e i toni forti della satira, esprimendo sempre la stessa curiosità della vita che lui stesso viveva e praticava.

Al centro dei suoi lavori è sempre la verità dell'uomo: questo lo porta ad allontanarsi dalla ricerca, spesso sentita troppo ideologica, degli amici futuristi, pur mantenendo un rapporto di stima con i firmatari del Manifesto (da lui stesso presentato nel 1910 e poi rifiutato) e con i più giovani “sperimentatori” che si ritrovavano presso la “famiglia artistica” milanese e che miravano a un rinnovamento delle arti e a un superamento dei canoni della pittura ottocentesca.
Con lo scoppio della guerra, tra il 1916 e il 1918, ha inizio il periodo di maggiore svolta nella pittura di Bonzagni: non più il cantore dei locali alla moda e della modernità, ma la voce delle periferie, dove saltimbanchi, zingari e straccioni consumano, con dignità e rassegnazione, un'esistenza ai limiti della sopravvivenza.
Della dozzina di quadri realizzati in quegli anni, I rifiuti della Società rappresenta il testamento spirituale e artistico, per la forte carica di denuncia sociale personificata da tre emarginati sullo sfondo di una città moderna, con i suoi tristi palazzi dalle scarse finestre, in continua crescita, fino a coprire il cielo blu cupo. Un dipinto costruito, secondo la critica, recuperando le antiche simmetrie delle pale d'altare, a sottolineare l'epica grandezza dei tre mendicanti, campioni di una umanità umiliata e offesa, ma sempre regale.

Come scrive Antonio Forchino, grande estimatore dell'artista, è possibile individuare in Aroldo Bonzagni, “unitamente a Lorenzo Viani e a Gino Rossi, gli unici maestri di un Espressionismo italiano perfettamente allineato con la pittura di Edvard Munch e James Ensor, sino da ultimo a quella di Egon Schiele, che fu con essi maggiormente affine, non solo nell'arte, ma soprattutto nel destino infelice della sua vita terrena”.
Un destino che si è portato via l'artista di Cento a soli 31 anni, senza quei riconoscimenti che di sicuro, la sua pittura di grande efficacia comunicativa, nella quale il disegno ha un ruolo irrinunciabile nonostante il colore, si meritava.
 
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